ABBIAMO INIZIATO UNA NUOVA AVVENTURA: IL VIAGGIO DENTRO LE FIABE!
GUARDATE QUESTO POWER POINT; SCEGLIETE IL PERCORSO SULLA FIABA E NE CONOSCERETE LE CARATTERISTICHE PRINCIPALI:

ALLA PAGINA "ASCOLTO" POTETE TROVARE ALTRE FIABE DA ASCOLTARE

QUI ALCUNE ANTEPRIME DI LIBRI DI FIABE:
FIABE DA TUTTO IL MONDO
FIABE CELTICHE
FIABE AMERICANE
FIABE TIBETANE
FIABE DI ANDERSEN


INVECE **QUI** TROVATE UN INVENTAFIABE UN PO' DA PICCOLI, MA... PERCHé NON TORNARE PICCOLI OGNI TANTO?

ANDATE IN QUESTO **SITO** PER LEGGERE FIABE BELLISSIME! AD ESEMPIO, SIETE SICURI DI CONOSCERE LA VERA FIABA DELLA SIRENETTA? PROVATE A LEGGERLA: è BEN DIVERSA DA QUELLA CHE SIAMO ABITUATI A VEDERE...

ASPETTO CHE SCRIVIATE QUI SOTTO LE FIABE CHE AVETE INVENTATO IN GRUPPO A SCUOLA!
LE FIABE, POI, VANNO CORRETTE, MODIFICATE SECONDO LE INDICAZIONI CHE VI DIRò.



Il principe e il drago di ghiaccio
gruppo: Francesca, Laura, Veronica

C'era una volta,in cima a una montagna,un castello di ghiaccio in cui viveva il principe Gelo dai capelli rossi con suo padre,
il re delle nevi.Un giorno arrivò un messaggero che disse al re che la principessa Brina era stata rapita dal drago dei ghiacci.Allora il principe partì alla ricerca della principessa Brina. Quando sembrava che non ci fosse più nulla da fare, un orso suo amico, che aveva dei poteri magici, lo aiutò. Però il principe doveva portare all'orso una penna dell'uccello di fuoco.Il principe la trovò e l'orso gli diede la fiaccola ardente, piena di poteri magici.Gelo arrivò davanti ad una caverna di ghiaccio e ad un certo punto il drago tentò di congelarlo, ma la fiaccola si trasformò in una meteora e lo sciolse. Il principe trovò la principessa nella caverna del drago. I due si sposarono e vissero felici e contenti.

R. FRANCESCA Professoressa ho ricopiato la fiaba che ho scritto con la Laura e con la Veronica!!!!!!!!!!!By francistic

BENE, MA MANCANO ALCUNI ELEMENTI, AD ESEMPIO LE RIPETIZIONI, LE FORMULE MAGICHE, LE PROVE DA SUPERARE...


IL PRINCIPE DAI CAPELLI ROSSI CONTRO IL LUPO DELLE NEVI
C'ERA UNA VOLTA , IN CIMA A UNA MONTAGNA , UN CASTELLO DI GHIACCIO.
AL SUO INTERNO REGNAVA (DOVETE CONCORDARE IL VERBO CON IL SOGGETTO, CHE è AL PLURALE!) UN PRINCIPE DA CAPELLI ROSSI, SUO PADRE E SUA MADRE.
UN GIORNO ARRIVO' UNA LETTERA CHE DICEVA (a chi?) CHE DOVEVA ANDARE IN UNA MISSIONE. attenti alla forma!
ALLORA IL PRINCIPE PARTI' DALLA CORTE ALLE MONTAGNE PIU' ALTE PER LA MISSIONE. MA QUALE MISSIONE? COSA DEVE FARE? QUALI PROVE DEVE SUPERARE? QUALE SARà IL PREMIO?
QUANDO SEMBRAVA CHE NON CI FOSSE PIU' NULLA DA FARE , UN ORSO DIEDE UN MEZZO MAGICO (QUESTO è UN TERMINE TECNICO CHE SERVE A NOI, MA NON VA INSERITO NEL TESTO DELLA FIABA!) AL PRINCIPE: ERA UNA BACCHETTA MAGICA. IL PRINCIPE LO RINGRAZIO'.
L'EROE DOVEVA COMBATTERE IL LUPO. PERCHé?
L'EROE
GLI DIEDE UNA SCOSSA ALLA BACCHETTA E COMINCIO' A COMBATTERE CON IL LUPO DELLE NEVI.
RIUSCI' A SCONFIGGERE IL LUPO GRAZIE ALL'ASTUZIA E ALL'INTELLIGENZA E IL MEZZO MAGICO???.
L'EROE
RIUSCI' A SALVARE IL VILLAGGIO DA COSA? DA CHI? DOVE AVETE SCRITTO CHE IL VILLAGGIO ERA IN PERICOLO? E VISSERO TUTTI FELICI E CONTENTI.
DA: LUCA MATTIA E BEATRICE.

RAGAZZI, MI DISPIACE MA QUESTO è UN LAVORO DA RIFARE COMPLETAMENTE! NON SI CAPISCE LA TRAMA, LO SVOLGIMENTO DELLA VICENDA. NON POTETE UTILIZZARE I TERMINI TECNICI (EROE, MEZZO MAGICO...) MA DARE IL NOME FIABESCO (IL PRINCIPE, LA BACCHETTA MAGICA...). ATTENZIONE AGLI ERRORI DI FORMA E DI ORTOGRAFIA.


IL RAPIMENTO DEL RE

C'era una volta ,in cima a una montagna , un castello di ghiaccio dove viveva il principe Oscar dai capelli rossi. L'orco Davide rapisce il padre di Oscar. Allora il principe partì insieme alla serva Samanta alla ricerca di suo padre. Ma scivolarono in un burrone. Quando sembrava che non ci fosse più nulla da fare, un orso si calò giù e incontrò gli altri due. E gli disse che se avessero avuto un po' di cibo gli avrebbe ricompensati (ma glielo danno il cibo o no?). (Manca il soggetto) Gli diede uno scettro magico che li portò su. Sopra c'era l'orco Davide che uccise l'orso. Il principe arrabbiato scatenò il potere dello scettro contro l'orco, che morì. Leroe trova suo padre. Il principe sposa Samanta e vissero felici e contenti.
Da:Sara, Giulia S., Davide.



RAGAZZI, QUESTA FIABA è UN PO' POVERA DI FANTASIA E DI RIPETIZIONI, FORMULE MAGICHE, FUNZIONI... INOLTRE MANCANO LE CONNESSIONI LOGICHE TRA UNA SEQUENZA E L'ALTRA. INFINE, CI SONO PARECCHI ERRORI GRAMMATICALI. CORREGGETE!



IL PRINCIPE E L'ORSO

C'era una volta, in cima a una montagna, un castello di ghiaccio dove abitava il principe Flavio, che aveva i capelli rossi. Un giorno il principe venne a sapere che Ester, principessa del reame accanto, era stata rapita dal licantropo delle nevi e decise di andarla a salvare. Allora il principe partì. Mentre camminava, un forte vento lo spinse giù per un dirupo. Quando sembrava che non ci fosse più nulla da fare, un orso magico, con i suoi sentieri, lo salvò e lo portò a terra. Il principe gli chiese cosa doveva fare per ringraziarlo e l'orso rispose che doveva procuragli del miele che si trovava nella cima della montagna principale. Superata la prova gli diede la spada del destino per sconfiggere il licantropo delle nevi. Camminò per molti giorni fino a che non trovò il rifugio del licantropo. Si batterono a lungo finché l'antagonista stremato si arrese. Il principe Flavio spaccò la prigione dov'era rinchiusa la principessa Ester. Tornati al castello si sposarono e vissero felici e contenti.
(SILVIA, PIETRO, GIOVANNI)

IL PRINCIPE E LA STREGA

C'era una volta in cima ad una montagna, un castello di ghiaccio dove viveva una strega.Un giorno la strega malvagia rapi' la principessa dell'Alto Regno per vendicare l'uccisione del suo
drago.Allora il principe parti' per liberare la sua amata,ma non riusci' ad avanzare a causa della bufera di neve.Quando sembrava che non ci fosse piu' nulla da fare,un orso gli disse:
"portami il pesce piu' grande del lago e se saro' sazio ti daro' cio' che ti potra' servire".Il principe trovo' il pesce, ma l'orso non fu sazio e volle anche meta' delle sue provviste, ed egli
accetto' .Intanto la bufera cesso' ed il principe voleva arrivare al castello e l'orso gli diede una spada magica.Quando arrivo' al castello inizio' a lottare contro la strega,la scontro fu molto
intenso,la strega lo fulmino', ma lui si protesse con la spada magica e il fulmine si riflette' contro di lei.Il principe vinse, libero' la principessa e vissero felici e contenti.


Leo, Hajar e Giulia F.



SE A QUALCUNO INTERESSASSE, POSTO QUI TUTTE LE FUNZIONI DI PROPP:
1- L'eroe: il protagonista che supera varie imprese e poi trionfa;
2- L'Antagonista: che si oppone all'Eroe, e è cattivissimo;
3- L'Aiutante dell'Eroe: che aiuta l'Eroe;
4- Il Mentore: colui che aiuta l'Eroe, generalmente dandogli uno o più oggetti magici;
5- Il Sovrano: che può essere amico o nemico, a seconda della Fiaba;
6- La Principessa: che è il premio finale dell'Eroe;
7- L'Antieroe o Falso Eroe: che tenta di sostituirsi con l'inganno all'Eroe;
8- Il Mandante: che è colui che smuove l'Eroe dal divano e lo fa partire;

Le 31 funzioni di Propp sono ufficialmentequeste. (Anche l'ordine è variabile).

1. Allontanamento: uno personaggio si allontana da casa;
2. Divieto: viene fatto divieto a un personaggio di fare una certa cosa;
3. Infrazione: ci arrivate;
4. Investigazione: il nemico, l'antagonista, cerca le tracce del protagonista;
5. Delazione: l'antagonista viene informato sui movimenti del protagonista;
6. Tranello: l'antagonista tende una trappola al protagonista;
7. Connivenza: il protagonista, da vero pirlotto qual è, ci casca come un tonno;
8. Danneggiamento: l'antagonista danneggia uno dei "buoni" (spesso, la Principessa);
9. Mediazione: il sordido atto dell'Antagonista diviene di pubblico dominio, e giunge voce quindi anche all'Eroe, che stava sul divano;
10. Consenso dell'eroe: l'Eroe accetta la missione, schiaccia start, e attende il caricamento del primo schema;
11. Partenza dell'eroe: ci arrivate;
12. La prova: il Mentore testa se l'Eroe ha i cojones;
13. Reazione dell'eroe: li ha;
14. Conseguimento dell'oggetto magico: il Mentore dà lo spadone - o simili aggeggi - all'eroe;
15. Trasferimento: l'eroe viaggia verso il luogo dello scontro con il cattivone;
16. Lotta tra Eroe e Antagonista: ci arrivate;
17. Marchiatura: l'Eroe, in un momento di difficoltà nello scontro, viene "marchiato" dal cattivone;
18. Vittoria: il cattivo viene sconfitto;
19. Rimozione del Danneggiamento: ci arrivate;
20. Ritorno dell'eroe: idem;
21. Persecuzione: l'Eroe non rientra gloriosamente, ma trova nuovi guai e viene perseguitato e non-riconosciuto;
22. L'Eroe si salva: ok;
23. L'Eroe in incognito: l'Eroe torna a casa, ma ancora sotto mentite spoglie, un po' come Odisseo;
24. Il Falso Eroe: un subdolo individuo cerca di sostituirsi al vero eroe;
25. Nuova Prova: l'Eroe deve superare un'impresa difficile;
26. Esecuzione della Prova: sì;
27. Riconoscimento: l'Eroe viene riconosciuto;
28. Smascheramento del Falso Eroe: ok, che poi spesso è l'Antagonista stesso, che si era salvato;
29. Trasfigurazione dell'eroe: l'Eroe torna alle sue vere sembianze, o ne assume di ancora migliori;
30. Punizione: l'Antagonista-Falso Eroe viene duramente redarguito;
31. Nozze;


ECCOVI UN'ALTRA VERSIONE DI CENERENTOLA, QUELLA DI PERRAULT:
C'era una volta un gentiluomo il quale in seconde nozze si pigliò una moglie che una più superba non s'era mai vista. Aveva costei due figlie che in tutto e per tutto la somigliavano. Dal canto suo, il marito aveva una ragazza, ma così dolce e buona che non si può dire: doveva queste qualità alla mamma, che era stata la più brava donna di questo mondo. Subito dopo fatte le nozze, la madrigna diè sfogo al suo malanimo. Non potea soffrire le doti della giovanetta, che rendevano ancor più odiose le figlie sue. La incaricò dei più bassi servizi della casa: toccava a lei lavare i piatti e spazzar le scale, stropicciare l'impiantito in camera della signora e delle signorine figlie; dormiva in cima alla casa, in un granaio, sopra un misero pagliericcio, mentre alle sorelle erano assegnate camere con pavimenti intarsiati, letti di ultima moda, e specchi in cui si miravano da capo a piedi. La povera ragazza soffriva tutto con pazienza, nè osava lamentarsi col padre, perchè questi l'avrebbe sgridata, visto che dalla moglie si facea comandare a bacchetta. Finito il suo lavoro, mettevasi accanto al camino e si sedeva nella cenere, epperò in casa la si chiamava comunemente Cucciolona; la minore delle due sorelle, non tanto sgarbata quanto l'altra, la chiamava Cenerentola. Eppure Cenerentola, infagottata com'era nei suoi cenci, era cento volte più bella delle sorelle sfarzosamente vestite.
Accadde che il figlio del Re diede un ballo, invitandovi tutte le persone di conto. Anche le nostre due signorine ebbero l'invito, perchè faceano gran figura nel paese. Eccole tutte contente e affaccendate per scegliere gli abiti e le acconciature che stessero lor meglio: novella fatica per Cenerentola, perchè doveva lei stirar la biancheria delle sorelle e pieghettarne i manichini. Non si parlava che dei vestiti da mettersi. "Io, disse la maggiore mi metterò l'abito di velluto rosso e i pizzi d'Inghilterra." "Per me, disse l'altra, non avrò che la veste solita; ma in compenso mi metterò il mantello fiorato d'oro e la collana di diamanti, che non è mica una cosa da niente". Si mandò a chiamare la crestaia perchè aggiustasse le cuffiette a doppia gala e si comprarono dei nei dalla profumiera. A Cenerentola anche domandarono un parere, perchè la sapevano di buongusto. Ceneren tola le consigliò che meglio non si poteva e si offrì perfino di pettinarle, al che le due sorelle si degnarono di accettare. Mentre si facevano pettinare, le dicevano: "Ti piacerebbe di andare al ballo, Cenerentola? "Ahimè! signorine, voi vi burlate di me; non è cosa per me." "Hai ragione; sarebbe un gran ridere, se si vedesse al ballo una Cucciolona." Un'altra le avrebbe pettinate alla diavola; ma Cenerentola era buona e le pettinò a perfezione. Stettero quasi due giorni senza mangiare, tanto erano fuor di sè dalla gioia; più di dodici laccetti si spezzarono, a furia di stringere i busti per far loro la vita sottile; e tutti i momenti si miravano allo specchio.
Spuntò finalmente il giorno felice. Le due sorelle andarono, e Cenerentola le seguì con gli occhi finchè potette. Quando non le vide più, si mise a piangere. La comare che la vide tutta in lagrime, le domandò che avesse. "Vorrei... vorrei tanto..." Piangeva così forte che non potette finire. La comare, che era Fata, le disse: "Vorresti andare al ballo, non è così?" Oh, sì! sospirò Cenerentola," "Ebbene, dice l'altra, se sarai buona, ti faccio andare". Se la menò in camera e le disse: "Va in giardino e portami una zucca." Cenerentola subito andò a cogliere la più bella che le riuscì di trovare, e la portò alla comare, senza capire come mai quella zucca l'avrebbe fatta andare al ballo. La comare la vuotò, e quando non fu rimasta che la sola scorza, la percosse con la sua bacchetta, e la zucca fu subito mutata in una bella carrozza tutta dorata. Andò poi a guardar nella trappola, e trovativi sei topolini ancora vivi, disse a Cenerentola di alzare un tantino il caditoio. I topolini ne uscirono ad uno ad uno; ed ella subito un colpo di bacchetta, e il topolino mutavasi di botto in un bel cavallo; in meno di niente si ebbe così un magnifico attacco di sei cavalli d'un bel grigio sorcio pomellato. Vistala poi in pena da che cosa dovesse fare un cocchiere, disse Cenerentola: "Vado a vedere chi sa mai ci fosse qualche sorcione nella trappola grande; ne faremo un cocchiere." "Hai ragione, approvò la comare, va a vedere". Cenerentola le portò la trappola, e c'erano infatti tre sorcioni: la Fata ne prese uno, che avea tanto di barbigi, e toccatolo appena, lo trasformò in un grosso cocchiere, che aveva un par di baffi i più belli che si sian mai visti. Poi le disse: "Va in giardino, troverai dietro l'innaffiatoio sei lucertole, portale qui." Avutele appena, le mutò in sei lacchè, che montarono subito dietro la carrozza coi loro abiti gallonati, e vi si tennero attaccati come se non avessero fatto altro per tutta la vita. La Fata disse allora a Cenerentola: "Ecco fatto, adesso puoi andare al ballo: sei contenta?" Sì, ma come fo ad andarci, con questi miei cenci indosso?" La comare non fece che toccarla con la bacchetta, e nel punto stesso gli abiti cenciosi diventarono d'oro e d'argento, tempestati di pietre preziose. Le diè poi un par di pantofole di vetro, le più belle del mondo. Così adornata, Cenerentola montò in carrozza; ma la comare le raccomandò, sopra ogni cosa, di non passar mezzanotte; un momento di più che rimanesse al ballo, la carrozza sarebbe ridiventata zucca, i cavalli sarebbero tornati topolini, i lacchè lucertole e gli abiti sfoggiati più cenciosi che mai. Promise Cenerentola alla comare di lasciare il ballo prima di mezzanotte, e partì, fuor di sè dalla contentezza.
Il figlio del re, avvertito dell'arrivo d'una grande principessa, che nessuno conosceva, le corse incontro. Le porse la mano per farla smontar di carrozza, e la menò nella sala dove gl'invitati erano raccolti. Un gran silenzio si fece; cessò il ballo, tacquero i violini, tanto si era intenti a contemplare le grandi bellezze dell'incognita. Udivasi solo un confuso vocio: "Ah! com'è bella!" Anche il re, tuttochè vecchio, non si stancava di guardarla, ripetendo sommesso alla regina che da un gran pezzo non gli capitava di vedere una persona così bella ed amabile. Tutte le dame osservavano con grande attenzione l'acconciatura e gli abiti di lei, per averne il giorno appresso dei simili, dato che si trovassero così belle stoffe ed operai abbastanza bravi. Il figlio del re la fece sedere al posto d'onore, e poi la prese per mano, invitandola a ballare; e Cenerentola ballò con tanta grazia da suscitare una sempre più viva ammirazione. Si portò poi una bellissima refezione, che il giovane principe non toccò nemmeno, tanto era occupato a contemplar la fanciulla. Questa andò a sedere accanto alle sorelle e le colmò di gentilezze, offrendo loro perfino delle arance e dei limoni datile dal principe: il che le maravigliò assai, perchè non la conoscevano. Mentre così discorrevano, Cenerentola sentì battere le undici e tre quarti; fece subito una grande riverenza alla brigata e scappò via più che di fretta. Arrivata a casa, corse dalla comare, la ringraziò, le disse che con tanto piacere sarebbe tornata al ballo la sera appresso, perchè il figlio del re ne l'aveva pregata. Prese poi a narrarle tutto ciò che era accaduto, e in quel mentre le due sorelle bussarono alla porta. Cenerentola andò ad aprire. "Come arrivate tardi!" esclamò sbadigliando, fregandosi gli occhi e stirando le braccia come se allora allora si fosse svegliata; eppure, da che s'erano lasciate, non l'era mai venuto voglia di dormire. "Se tu fossi venuta al ballo, disse una delle sorelle, non ti saresti annoiata: ci è venuta una bella principessa, la più bella che si possa mai vedere. Mille finezze ci ha fatto; ci ha dato delle arance e dei limoni." Cenerentola era fuor di sè dalla gioia; domandò come si chiamasse quella principessa, ma le sorelle risposero che nessuno la conosceva, che il figlio del re non trovava più pace, e che tutto avrebbe dato per saper chi fosse. Cenerentola sorrise e disse: "Era proprio bella assai? Beate voi! Oh, se potessi anch'io vederla... Sentite, signorina Javotte, prestatemi l'abito giallo che voi indossate tutti i giorni." "Davvero! esclamò la signorina Javotte; prestare il mio bell'abito a una sudicia Cucciolona come te! Fossi matta!" Cenerentola si aspettava questo rifiuto, e ne fu contentissima, perchè si sarebbe trovata molto imbarazzata se la sorella avesse consentito a prestarle il vestito.
La sera appresso, le due sorelle andarono al ballo, e Cenerentola pure, ma molto più ornata dell'altra volta. Il figlio del re le stette sempre a fianco, susurrandole ogni sorta di galanterie; la fanciulla non s'annoiava e dimenticò quel che la comare le aveva raccomandato; sicchè sentì sonare il primo colpo di mezzanotte, quando si figurava che non fossero ancora le undici. Si alzò e scappò via leggiera come una cerva; il principe le corse dietro, ma non riuscì a raggiungerla. Nella fuga, una pantofola di vetro le cadde, e il principe la raccolse con gran cura. Tornò a casa Cenerentola affannando, senza carrozza, senza lacchè, e con indosso le sue vesti cenciose: di tutta la sua magnificenza non avanzava che una pantofolina, la compagna di quella cadutale dal piede. Fu domandato alle guardie di palazzo se avessero visto uscire una principessa; dissero di aver visto uscire solo una ragazza assai mal vestita, che sembrava più che altro una contadina.
Quando le sorelle tornarono dal ballo, Cenerentola domandò loro se si fossero divertite anche stavolta, e se la bella signora c'era stata; risposero di sì, ma che se n'era scappata al tocco di mezzanotte, e con tanta furia da lasciarsi cadere una delle sue pantofoline di vetro, la più bella del mondo; che il figlio del re l'avea raccolta, che per tutto il resto del ballo non avea fatto che guardarla, e che certamente era innamorato pazzo della bella creatura a cui la pantoffolina apparteneva. Ed era proprio vero; perchè, pochi giorni dopo, il figlio del re fece bandire a suon di tromba ch'egli avrebbe sposato colei al cui piede quella pantofola fosse di misura. Si cominciò prima a provarla alle principesse, poi alle duchesse, poi a tutta la corte, ma inutilmente.

La si portò dalle due sorelle, che fecero tutto il possibile per farvi entrare il piede, ma non vi riuscirono. Cenerentola, che le guardava e avea riconosciuto la sua pantofola, disse ridendo: "Vediamo un pò se mi va a me!" Le sorelle si misero a ridere e a motteggiarla. Il gentiluomo, incaricato di provar la pantofola, guardò fisso a Cenerentola, e avendola trovata assai bella, disse che la cosa era giusta e ch'egli aveva ordine di provarla a tutte le ragazze. Fatta sedere Cenerentola e accostatale la pantofola al piedino, vide che la si calzava senza fatica e vi si adattava come se fosse di cera. Grande fu lo stupore delle due sorelle, ma anche maggiore, quando videro che Cenerentola cavava di tasca la pantofolina compagna e se la calzava. Arrivò a questo punto la comare, e con un colpo di bacchetta fece diventare gli abiti di Cenerentola ancor più sfarzosi di tutti gli altri. Allora le due sorelle riconobbero in lei la bella principessa del ballo. Le si gettarono ai piedi, e le domandarono perdono di tutti i mali trattamenti che le avean fatto soffrire. Cenerentola le fece alzare, le abbracciò perdonò loro di tutto cuore, e le pregò di volerla sempre bene. Tutta adorna com'era, la si condusse dal giovane principe, questi la trovò più bella che mai, e pochi giorni dopo la sposò. Cenerentola che era non meno buona che bella, fece alloggiare le due sorelle a palazzo reale, e le maritò, lo stesso giorno, a due gran signori della Corte.



LUIS BAMBINO CATTIVO


C'era una volta uno stregone cattivissimo che inventò uno specchio malefico dai poteri assai diabolici:rendeva i luoghi belli in luoghi tenebrosi e spaventosi,le persone più belle diventavano brutte.E non solo (manca segno di interpunzione)chi si specchiava diventava perfido e cattivo.
Un giorno (manca una preposizione semplice) un bambino(manca segno di interpunzione) mentre parlava con la sua vicina di casa (manca segno di interpunzione) gli (quando avrai inserito la preposizione, questo pronome non servirà più) arrivò un frammento dello specchio in un occhio e così diventò molto perfido(cambia il segno di interpunzione)rispondeva sgarbatamente alle domande che gli faceva la sua amica.Un giorno di neve Luis andò a farsi (non è corretto usare in modo riflessivo il verbo fare con questo significato) un giro in slitta e non si accorse che arrivò in un paese così gelido che nessuno si muoveva da casa.Quando la slitta si fermò,scese e incontro una ragazza che gli diede un bacio nella fronte e Luis diventò di pietra. La sua amica lo andò a cercare e arrivò anche lei in quel paese.Non incontrò la principessa (quale principessa?), ma vide Luis e lo andò a salvare; solo che la ragazza fece in tempo di (preposizione errata) vederli (vedere chi? a chi si riferisce il pronome li?) scappare, ma non riuscì a fermarli.Li inseguì fino alle loro case e il suo ( il cuore di chi? non si capisce a chi è riferito questo aggettivo!) cuore di pietra si sciolse diventando un cuore buono e gentile. Anche Luis diventò buono E si scusò con la sua amica.I due amici capirono di doversi aiutare gli uni con gli altri.
FATTA (cosa significa? il verbo fare è troppo generico: sostituisci con RIASSUNTA) DA GIULIA.S

Cara Giulia, grazie per aver dato il tuo contributo a questo spazio. Le parti sottolineate in rosso sono le correzioni che tu o qualche tuo compagno dovete fare.
Chi vuole, da questo momento, può inserire altre, specificando se sono riassunte, riportate tali e quali o inventate.
Buon lavoro!
Ed eccovi la fiaba, riassunta da Giulia, in versione integrale:




La Regina delle nevi di H. C. Andersen

C'era una volta uno stregone maligno, che aveva inventato uno specchio dai poteri diabolici: i paesaggi più belli diventano luoghi spaventosi, le persone più belle diventavano brutte.
Non solo: chi si specchiava diventava cattivo e perfido.
Gerda e Hans, due allegri scolari, erano vicini di casa e grandi amici. I loro terrazzini confinavano e così i due ragazzi si vedevano ad ogni ora del giorno.
Una domenica, Hans, mentre stava parlando con la piccola amica, sentì un bruscolo entrargli in un occhio.
Cercò di liberarsene, ma non vi riuscì e rimase di pessimo umore.
- Che hai Hans? - gli chiese Gerda. - Che ti succede?
- Proprio nulla che ti interessi - rispose sgarbatamente il ragazzo e Gerda si meravigliò esi addolorò nel sentirlo parlare così duramente.
Era successa una cosa orribile: Lo specchio diabolico era andato in mille frantumi che il vento aveva portato con sé.
Proprio uno di quei frantumi era entrato nell'occhio di Hans e da qui era sceso nel suo cuore che era diventato duro e freddo come la pietra.
Da allora il ragazzo non fu più lo stesso né a casa né a scuola: diventò cattivo, scontroso, maleducato e volgare.
L'inverno giunse presto quell'anno e tutto il paese era ricoperto di neve.
Un mattino, mentre si recava a scuola con la sua slitta, Hans vide affiancarsi alla sua, una slitta grande ed elegante tirata da due candidi cavalli.
- Come mi piacerebbe farmi trascinare a scuola! - pensò.
Come per incanto la grande slitta diminuì l'andatura e Hans riuscì ad attaccarvi la sua.
I cavalli ripresero allora a trottare a gran velocità: era divertente correre così di carriera. Ma ad una tratto la slitta lasciò la città e corse velocissima per le vie della campagna.
- Lasciatemi, lasciatemi! - gridò allora piangendo Hans ma non fu ascoltato.
A sera la slitta si arrestò, ne scese una bellissima signora, tutta bianca. Egli la riconobbe: era la Regina delle Nevi.
La signora lo baciò sulla fronte ed egli cadde addormentato con un gran gelo in cuore.
La dama bianca lo trasportò sulla sua carrozza e partì per il suo regno.
Quando Gerda, dopo molti giorni, si rese conto che Hans non sarebbe ritornato, decise di andare alla sua ricerca.
Se ne partì di nascosto da casa e camminò a lungo finché giunse ad un fiume.
Qui vide una barchetta: vi balzò sopra.
Si lasciò trascinare dalla corrente per chilometri e chilometri, quando fu stremata dalla fame e dalla stanchezza Gerda vide sulla riva del fiume una casetta, vi si fermò chiedendo ospitalità per una notte.
Fu accolta dalla gentile vecchietta che vi abitava.
L'anziana signora era una maga che da anni viveva sola, la compagnia di Gerda le piaceva e per impedirle di andarsene usò su di lei un pettine fatato che faceva perdere la memoria.
Ogni mattina appena alzata la pettinava e Gerda perdeva il ricordo del suo viaggio e del perché si trovasse lì. Passarono gli anni.
Un giorno la vecchietta si dimenticò di ripetere il suo rito e la bambina riprendendo coscienza di sè, fuggì di nascosto.
Dopo aver corso e camminato tanto, stanca si fermò a riposare ai piedi di un albero.
Era disperata e mentre rifletteva su cosa avrebbe potuto fare per trovare il suo amico, sentì sopra la sua testa due corvi parlare tra loro di un certo Hans, venuto da lontano e di umili origini che stava per sposare la principessa del luogo.
Gerda corse a palazzo, vi si intrufolò di nascosto, ma arrivata nella stanza reale conobbe i futuri sposi e si rese conto che il ragazzo di cui aveva sentito parlare dai corvi non era il suo Hans.
I due ragazzi impietositi dalla storia della bambina, decisero di aiutarla e le regalarono una carrozza e dei cavalli.
Gerda riprese il suo viaggio, purtroppo le brutte sorprese non erano finite: passando di notte in un bosco, fu aggredita da un gruppo di zingari, non aveva soldi con sé e il capo di questi disse di ucciderla.
Sua figlia, però, non volle :
- Tu non la ucciderai, la voglio per me!. -
Così la povera Gerda divenne la schiava della piccola zingarella.
La piccola zingara a poco a poco cominciò a volerle bene e volle sapere la sua storia.
- Tu vuoi ritrovare Hans? Ti aiuterò! Piccioni, piccioni miei, venite! - gridò.
Ed ecco uno stormo di piccioni giungere accanto a lei.
- Avete visto un bimbo con paltoncino azzurro che si chiama Hans?
- L'ha rapito la Regina delle Nevi.
- E come potrò giungere fino a lui? - Pianse Gerda disperata.
La sua piccola amica la prese per mano, l'accompagnò vicino ad una grossa renna e disse alla bestia:
- Accompagna Gerda dalla Regina delle Nevi e poi sarai libera!
Gerda abbracciò l'amica salì sulla groppa della renna che partì velocemente verso il paese dei ghiacci.
Dopo aver galoppato a lungo attraverso una terra desolata e gelida, la renna si fermò:
- Guarda, là c'è il palazzo della Regina delle Nevi. Va' ora, ti aspetterò per riportarti indietro. -
Non appena Gerda fu scesa dalla groppa della renna fu assalita da una miriade di fiocchi di neve che volevano impedirle di avanzare.
A stento riuscì a giungere al castello.
Nel palazzo il freddo era tale che la bimba non poteva quasi muoversi.
Vide ad un tratto, in una delle immense sale, Hans seduto sopra un piccolo trono.
- Hans! - gridò - Sono io Gerda!
Hans si svegliò, riconobbe Gerda e la abbracciò. Ma in quel mentre arrivò la regina delle nevi, che voleva rimpossessarsi di Hans. Ma Gerda le disse:
- Tu sei una creatura del ghiaccio, Hans non ti appartiene, lui è una creatura dei fiori, degli animali, della vita! -
La regina delle nevi vide il suo potere svanire...
Le sue lacrime scesero nel cuore di pietra dell'amico e sciolsero il frammento dello specchio diabolico.
Hans la prese per mano:
- Fuggiamo! - disse.
Giunsero trafelati accanto alla renna, le salirono in groppa e, con le mani unite, felici, ripresero la via del ritorno.
- Oh, cara Gerda, se non ci fossi stata tu, che ne sarebbe stato di me? Mi hai ridato la vita!
La vecchina fatata donò dei fiori. Infine giunsero nella città, dove ritrovarono le loro famiglie, i loro amici, i loro animali e i loro fiori.
Ma ormai non erano più dei bambini: erano grandi.
Ora non erano più solo amici: si sposarono poco tempo dopo e vissero felici e contenti, ricordando sempre gli amici che li avevano aiutati durante la loro grande avventura.
di Andersen


La Piccola fiammiferaia

Una povera bambina camminava a piedi nudi per le strade della città.
La mamma le aveva dato un paio di pantofole, ma erano troppo grandi e la povera piccola le aveva perdute attraversando la strada.
Un monello si era precipitato e aveva rubato una delle pantofole perdute.
Egli voleva farne una culla per la bambola della sorella.
La piccola portava nel suo vecchio grembiule una gran quantità di fiammiferi che doveva vendere.
Sfortunatamente c'era in giro poca gente: infatti quasi tutti erano a casa impegnati nei preparativi della festa e la poverina non aveva guadagnato neanche un soldo.
Tremante di freddo e spossata, la bambina si sedette nella neve: non osava tornare a casa, poiché sapeva che il padre l'avrebbe picchiata vedendola tornare con tutti i fiammiferi e senza la più piccola moneta.
Le mani della bambina erano quasi gelate.
Un pochino di calore avrebbe fatto loro bene! La piccola prese un fiammifero e lo sfregò contro il muro.
Una fiammella si accese e nella dolce luce alla bambina parve di essere seduta davanti a una grande stufa!
Le mani e i piedi cominciavano a riscaldarsi, ma la fiamma durò poco e la stufa scomparve.
La piccola sfregò il secondo fiammifero e, attraverso il muro di una casa, vide una tavola riccamente preparata.
In un piatto fumava un'oca arrosto.... All'improvviso, il piatto con l'oca si mise a volare sopra la tavola e la bambina stupefatta, pensò che l'attendeva un delizioso pranzetto.
Anche questa volta, il fiammifero si spense enon restò che il muro bianco e freddo.
La povera piccola accese un terzo fiammifero e all'istante si trovò seduta sotto un magnifico albero di Natale.
Mille candeline brillavano e immagini variopinte danzavano attorno all'abete.
Quando la piccola alzò le mani il fiammifero si spense.
Tutte le candele cominciarono a salire in alto verso il cielo e la piccola fiammiferaia si accorse che non erano che stelle.
Una di loro tracciò una scia luminosa nel cielo: era una stella cadente.
La bambina pensò alla nonna che le parlava delle stelle.
La nonna era tanto buona! Peccato che non fosse più al mondo.
Quando la bambina sfregò un altro fiammifero sul muro, apparve una grande luce. In quel momento la piccola vide la nonna tanto dolce e gentile che le sorrideva.
-Nonna, - escalmò la bambina - portami con te! Quando il fiammifero si spegnerà, so che non sarai più là. Anche tu sparirai come la stufa, l'oca arrosto e l'albero di Natale!
E per far restare l'immagine della nonna, sfregò uno dopo l'altro i fiammiferi.
Mai come in quel momento la nonna era stata così bella.
La vecchina prese la nipotina in braccio e tutte e due, trasportate da una grande luce, volarono in alto, così in alto dove non c'era fame, freddo né paura.
Erano con Dio.

di Andersen

sinceramente questa fiaba mi ha fatto commuovere e mi ha dato una grande tristezza nel cuore. Ma penso che possa insegnare molto. visitate questo
sito di fiabe! questo è il video con la puntata di biancaneve (1° parte)
questa è la seconda parte del video di biancaneve la terza e ultima parte